Raggiungibili da Panama City sono un’esperienza indimenticale. Protagoniste della canzone dei Mana e sfondo alla fuga di Tokyo e Rio nella casa de Papel sono un vero paradiso terreste. Composto da 365 isole per lo più inabitate è lontano dal turismo di massa grazie all’assenza di grandi città nel Guna Yala e per l’amministrazione occulata da parte dei Guna. Questi, popolazione indigena, preservano l’integrità del territorio. Dopo un percorso molto tortuoso partendo da Panama city alle 5 del mattino giungiamo al piccolo porto di Carti dove ci imbarchiamo per le isole. Saliamo su un lancia (piccola inbarcazione a motore che pesca molto poco) e dopo 40 minuti passando per isole completamente abbandonate e ricolme di palme giungiamo alla prima isola. L’isola è abitata da pochi locali e ha della cabanas dove i turisti possono alloggiare per più giorni. L’acqua è cristallina e i granelli di sabbia invisibili data la loro finezza. Mi rilasso ma non percepisco ancora la straordinarietà di questo luogo. Mi sembra forse un pò turistica o forse la linea di demarcazione tra gli alloggi degli ospiti e quella dei locali mi mette un pò di tristezza. Il mare comunque mi rilassa e dopo una nottata di festa panamense il sonno prende il sopravvento. Riprendiamo la lancia dopo pranzo e ci immergiamo nelle piscine naturali. Queste sono delle aree in mezzo all’oceano dove l’acqua molto bassa, il mare cristallino e la sabbia fine ci permettono di vedere il fondale. La prima sorpresa è quando appena ancorati ci troviamo a tu per tu con delle stelle marine. Non ne avevo mai viste di una tale dimensione. Da punta a punta ragiungono più di 30 cm sono di un colore ocra e con una corazza incredibilmente definita. Ci godiamo il tepore del mare caraibico e torniamo sulla lancia dove ci attende l’isla Perro Grande. Questa a dispetto del nome è di dimensioni molto contenute ed è davvero lo stereotipo dell’isola dispersa in mezzo all’oceano. L’acqua è cristallina poche palme fanno capolino nella spiaggia bianca. Una lingua invita a entrare in mare. Non mi faccio desidare e mi immergo nel paradiso sottomarino. Una miriade di pesci di varie dimensione si apre ai miei occhi. Non vi sono coralli ma la fauna colorata e di innumerevoli dimensioni è uno spettacolo. Sdraiato sulla spiaggio osservo i “veleri” che solcano il caribe. E’ un’arcipelago che si presta a questo tipo di avventure. Le isole infatti sono molto distanti tra di loro e la possibilità di viaggiare con una barca a vela che permette di esplorare anche luoghi inabitati e tratti di mare dispersi è forse il tipo di esperienza che più consiglierei a chi ha la fortuna come me di visitare il “paradiso”. Per i “marinai” suggerisco la tratta San Blas Cartagena. Il viaggio è molto lungo ma non oso immaginare i luoghi pirateschi e paradisiaci che si possano approcciare durante la tratta. Siamo giunti alla fine della giornata e grato per le emozioni vissute mi godo il ritorno in lancia. Nonostante il mio scetticismo iniziale l’avventuara è un must. Mi rimmarà il desiderio di una traversata in barca a vela che magari sarà motivazione per tornare a solcare questo tratto del Caribe.
Fonti consultate : Lonely Planet Wikipedia