San cristobal de las casas

Ero indeciso se dedicare al piccolo stato del Chiapas solo un breve articolo ma le sensazioni e le emozioni che mi ha lasciato non si possono trattare solo marginalmente quindi vi dedicherò due tappe. La voglia di mare e di relax ci hanno portato ad essere solo di passaggio qui. Il non essere riusciti a vivere San Cristobal pienamente con i sui baretti alternativi, le sue tradizioni e le sue vie a scacchiera puramente coloniali mi rende debitore di un articolo cucitogli su misura. Giungiamo nella cittadina la mattina e percorriamo le sue vie scoscese. Siamo su un’altipiano sopra i 2000m e l’aria è frizzante qui. Le scritte sui muri politicamente impegnate ci accolgono e ci indicano la presenza di una forte identità. Giunti in ostello ci sediamo al tavolo con gente internazionale serviti da una “generosa” signora che rompe uova come fosse in catena di montaggio e richiama i turisti non sufficientemente celeri a ritirare la propria razione di huevo revuelto. Ci avvisano di non bere acqua dai rubinetti; San Cristobal è uno dei posti con l’acqua meno controllata del messico; qui l’acqua potabile è riservata alla fabbrica di coca cola che ha la priorità sul pueblo. Questo tema è uno dei soggetti delle proteste del piccolo stato; il Chiapas e in particolare San Cristobal hanno storicamente preso spesso parte ad azioni “rivoluzionare”. La più celebre è la formazione del partito zapatista; paladino dei popoli indigeni si è infatti lanciato in una lotta no global contro le grandi potenze americane. Ciò ha portato ad ottenere l’autonomia legislativa di alcuni popoli indigeni. Emblema di queste tradizioni è la cittadini da Comitan dove i turisti possono avvicinarsi alla popolazione locale comprendendo i riti e le credenze di questi. Parendoci una “trappola turistica” abbiamo saltato la vistita che però, a detta di altri, è molto interessante. Per non perdere la giornata ci siamo invece diretti verso le cascate de El Chiffon. Il viaggio è stata un’esperienza incredibile, abbiamo infatti provato l’ebrezza dei collectivos. Il collectivo è un piccolo furgone che si ferma alzando la mano per strada(non ha fermate “ufficali”) e segue una rotta definita. I soggetti che mi sono passati a fianco erano dei più svariati. Essendoci con me ragazze bionde siamo subito finiti al centro dell’attenzione. Ho intavolato una discussione con un ragazzo decisamente alticcio che ci ha pure invitato a grigliare a casa sua. Invito che abbiamo elegantemente glissato. Il collectivo viaggia velocissimo e il giungere alla destinazione mi pare un miracolo. Saliamo verso le cascate, il sentiero e ripido e giunto alla cascata principale mi fermo e indico agli altri di lasciarmi descansare. Il vociare delle mamme messicane che proccupate fanno salire i propri figli sulla zip line fa da contrasto al costante brusio dell’acqua. Stanchi della giornata e consapevoli del giorno impegnativo che ci aspetta ci concediamo una grigliata mista e qualche cervesas. Il giorno seguente siamo pronti per il Canion del Sumidero. Formatosi 35 milioni di anni fa negli stessi anni del Gran Canyon e scavato dal fiume Grijalva è sicuramente di impatto soprattutto visto dal fiume. Si ha l’impressione che la montagna ti cada aggosso. Il fiume scorre infatti strettissimo in alcuni punti e la sensazione è quasi soffocante. Durante il percorso si notano una gran quantità di cascate e alcuni animali. Ci attende infatti sdraiato e mimetizzato con il terreno algilloso sua maestà il coccodrillo. La posa da attore Holliwoodiano e la reattività praticamente nulla lo fanno sembrare imbalsamato; più attive sono invece le scimmie ragno messicane che con le loro urla e loro balzi si fanno subito notare. Il tratto dura una ventina di km e si giunge alla diga. Qui, con tristezza, da contrasto a tutta la natura vista constatiamo la grande inciviltà che contraddistingue il genere umano. La diga è infatti una delle più grandi “discariche” a cielo aperto di plastica. I rifuti della grande città Tuxla Gutierrez e delle grandi fabbriche si concentrano in questo bacino idroelettrico. Saliamo poi in alto e osserviamo il canion dall’alto, purtroppo una leggera nebbia non ci permette di godere a pieno della vista. Ci concentramo allora sui negozzi di souvenir. Data l’antichità del terreno il luogo pullula di ambra, fossile che si forma dalla cristallizazione della resina deglia alberi. Compro un paio di occhecchini portando il ricordo di questa terra con me. E’ però già tempo di muoversi, abbiamo un appuntamento con la storia a Palenque.

Fonti consultate : Lonely Planet Wikipedia

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