Mentre la città nuova sembra solo una base per l’afflusso turistico la palenque vecchia è una perla tra le antiche costruzioni maya. Qui in chapas I siti sono stati valorizzati sono negli ultimi anni e gli svariati tesori della civiltà maya sono in gran parte ancora sepolti nella giungla. I resti dei templi principali sono stati ricostruiti nelle città come Palenque, Yaxchiliàn e Tikal Calakmul. Qui fiori la cultura maya in tutto il suo splendore. Passiamo tra i monumenti principali che sono la tomba di Pakal(re più importante vissuto a Palenque), la tomba della regina rossa, palazzi nobiliari, il palazzo del sole e l’acquedotto. La guida ci spiega come la civiltà maya era costituita e i vari rituali di sepoltura. Non trascurabile la loro conoscenza degli astri che gli permisero di eigere costruzioni che sfruttando giochi d’ombra per identificare perfettamente equinozi e fasi lunari. Qui impararono a coltivare il mais e a studiare le stelle, a sviluppare il sistema numerico e la scittura. Purtroppo questi territori selvaggi sono stati abbandonati causa problemi agrari. I Maya non applicavano la rotazione agraria ma sfruttarono in maniera intensiva il terreno che li privò dei sui frutti e li costrinse a migrare verso la costa. I templi quindi che si trovano a Chichen Iza e Tulum nascono a seguito di questo spostamento. Oltre all’aspetto purante storico il parco archeologico è immerso nel verde; le iguana si mettono in posa al sole mentre il canto degli uccelli fa da sottofondo alle passeggiate nella giungla. Qui si incotrano alberi millenari con radici che attraversano i sentiri. Luogo di pace tra la storia. Nel pomeriggio ci muoviamo invece verso Agua Azul. In questo grande parco ci si può rilassare o lanciarsi con delle liane all’interno del fiume. Nonstante la grande affluenza non ho trovato l’attrazione cosi spettacolare. Le cascate sono di modesta entità e risalendo il fiume ho ritrovato ambienti e situazioni tipiche dei fiumiciattoli che attraversano il nord Italia. La giornata è stata molto intensa ma il giorno seguente ci aspetta un plan ancor più fitto. La sveglia è all’alba si viaggia dritti verso il Guatemala per incontrare Yaxchiliàn. Il sito maya è raggiungibile solo da fiume, giungiamo pertanto ad un piccolo porticciolo da cui regolarmente partono delle lance piene di turisti. La sensazione è di essere divorati dalla natura. Risaliamo le anse del fiume Usumachinta, il suo colore è marrone e ai lati solo selva. Siamo tra Guatemala e Messico; il fiume è infatti confine geografico dei due stati. Ai lati osserviamo coccodrilli assonnati e sgraniamo gli occhi alla ricerca di giaguari. Qui sono molto diffusi ma sono animali nottorni che attaccano dopo il tramonto; è pertanto improbabile trovarsi faccia a faccia con uno di questi felini. Il sito è pricipalmente diviso in due parti quella bassa e l’acropoli. Il tutto è vastissimo e contiene molti monumenti e iscrizioni facenti riferimento alla distanastia dei Giaguari che regno durante il periodo di massimo spendore di Yaxchiliàn. Qui la natura è ancora più predominate che a Palenque e le scimme urlatrici sono le padrone di questo luogo. Avrei sperato di riuscire a scorgere più specie animali ma le liane che si attorcigliano agli alberi (decretandone la loro morte) e le cime infinite che non fanno passare la luce solare sono uno spettacolo sufficientemente impressionante. La conformazione su cui si trova la difficoltà nel raggiungerlo e l’immensità della natura lo rendono un sito da visitare. La sensazione è quello di trovarsi in un film di Indiana Jones. Nel pomeriggio di ritorno passiamo per il sito di Bonampak famoso per i dipinti. Il luogo è molto piccolo in confronto alla monumentalità di Yaxchiliàn ed è caratterizzato da una grande “piazza” in cui si erge un tempo molto alto caratterizzato da gradini fitti e alti. Sulla sommità vi sono dei dipinti di molto rovinati e di discutibile bellezza estetica che però hanno un valore inestimabile per gli archeologi e per lo studio delle varie dinastie maya succedutesi. A mio modesto parere Bonampak può non essere preso in considerazione per la propria visita nel Chiapas. Arriva quindi il momento di congedarsi con questa magnifica regione e lasciare i segreti maya in custodia alla natura.
Fonti consultate : Lonely Planet Wikipedia