Puerto Escondido

La regione di Oaxaca ci regala l’ultima perla con la cittadina marittima di Puerto Escondido. La difficoltà nel giungerla ( 11 ore di bus) dato l’impervio territorio da attraversare giustificano il nome. Se dovessi nominare il posto del Messico che più mi è rimasto nel cuore senza ombra di dubbio citerei Puerto Escondido. Ci accolgono strade in terra battuta e una sfilza di bar sulla spiaggia con altalene e banconi in bambu. La gente qui cammina con le tavole da surf e scalza. Entrando a fare il check-in lo spirito surfista ci travolge. Gli immensi ragazzi ci accolgono con fare alla Bob Marley. Scendiamo poi a punta Zicatela nota per le grandi onde. Orde si surfisti cavalcano l’oceano mentre noi decidiamo di goderci un meritato riposo. La giornata passa tra noci di cocco e margarita. Attendiamo la puesta del sol di fronte a noi. Sceso il sole nell’acqua possiamo dirigerci al ristorante Peruviano a due passi dalla spiaggia. Mangiare scalzi con la sabbia sotto i piedi in una capanna di babù con il rumore del mare è una delle sensazioni che mi mancano di più. Si mangia presto perchè nella notte ci aspetta un’avventura alquanto particolare di cui non avevo mai sentito parlare: “la bioluminescenza”. Si tratta di microorganismi che a contatto con l’ossigeno emettono luce. Ci spostiamo quindi presso la laguana di Manialtepec. E’ sostanzialmente una palude, veniamo posti su una lancia(imbarcazione rapida) nel cuore della notte. Un ragazzino che si atteggia da uomo vissuto è il nostro capitano. Ci spiega il fenomeno nauturale e ci rassicura che in caso di problemi si immolerà per noi. La rassicurazione maggiore avviene però quando ci mette al corrente del fatto che ci sono coccotrilli; tuttavia il motore della barca e della gente non li spingerà verso di noi. L’avventura si fa tragi-comica quando partiamo; una mamma abbastanza imponente contua a richiamare il figlio Josef ad ogni movimento della barca. Sembra una mamma apprensiva italiana. Le sue urala scatenano l’ilarità generale e il viaggio il lancia vola. Siamo pronti. Gli organismi qui si attivano solo con il movimento del corpo. L’acqua è oliosa e una sensazione di unto mi travolge ma non facciamo gli schizzinosi. L’acqua diventa leggermente giallo fluorescente e rimango deluso dopo tutto l’hype. Tuttavia siamo totalmente nella natura. Nessuna luce nessun suono solo le urla della madre di Josef. La luna si specchia sull’acqua e mi immargo nella pace del momento. Nonostante la bioluminescenza non mi abba particolarmente emozionato lo rifarei in altri luoghi perchè ad esempio a Panama la luce era blu fluo e non giallo come qua e il fenomeno può essere più o meno intenso a seconda delle condizioni naturali. Non ho ancora il tempo di riflettere sull’escursione che la mattina dopo un’altra sorpresa ci attende. E’ l’alba e la “caccia” ai delfini ha luogo. Arriviamo alla Playa principale e mi sento subito catapultato in un film. Vedo sfrecciare una lancia che arriva a riva a tutta velocità e con un salto balza sulla sabbia. Sembra di essere in un film di Bud spencer con tutti i pescatori al porto con barce improbabili e manovre assurde. Qui i parabordi non esistono e le barche si toccano di continuo per la non curanza dei marinai. Salpiamo e il capitano ci spiega che i delfini giungono a riva per mangiare all’alba. Iniziano a sbucare come funghi; La sfida è immergersi con loro. Mi fiondo in acqua continuamente ma non riesco a vedereli dal basso. Appena mi immergo scendono in profondità e mi lasciano solo il loro fischio tra le orecchie. Non mi arrendo e riesco a vederli calarsi in modo grazioso negli abissi. Che emozioni, la natura mi sorprende e mi fa star bene. La giornata non può partire meglio. Andiamo a goderci una meritata colazione. A due passi dall’ostello troviamo un posto da pellicola; siamo sul pacifico ma con i ragazzi è subito Caribe. Son due panamensi che ci accolgono con fare chill; la musica mi rilassa, il sorriso dei ragazzi e il succo di pina ghiacciato fanno il resto. Oltre a essere un artista al bancone ci spiega che è qui per dipingere e accrescere il suo know how. Chiediamo info per il surf e ci inviano a fianco. Ci accoglie un istruttore locale. Mi ricorda mowgly del libro della ginga. E’ infatti scalzo con un sorriso dipinto in volto occhiali da sole e torso nudo. Conosce solo puerto, pratica e insegna lo sport che ama, la serenità è nel suo volto. Le onde di Zicatela sono troppo cattive per noi. Ci guida a playa Carizzalillo. Sono stupito della facilità con cui salgo sulla tavola. E’ tuttavia una long bord e la tavola è colma di pasta per rendela meno scivolosa. La sua spinta poi mi aiuta a trovare la stessa velocità dell’onda. Le onde sono basse e facili ma con buona forza. Credo che sia stato uno spot particolarmente fortunato. La marea sale ed è il momento di scappare. Torniamo a Punta Zicatela dove ci godiamo l’ultimo tramonto.

Fonti consultate : Lonely Planet Wikipedia

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